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9 gennaio 2026

Crepuscolo


Il giorno si accartoccia su se stesso
le ultime maschere si trascinano
tra foglie morte e deliri solitari
sfiorati dal suono insolente
di un violino scordato
L'orologio segna l'ora del dolore 
mentre il mondo si esalta
e si umilia con costanza
si adorna di ridicolo 
e di catene putrefatte
Fra le siepi un ragno tesse la sua 
tela incurante del sole che si fonde
nell'orizzonte incerto
finestra di eterne lusinghe
velluto di immenso
che si posa sui tuoi occhi
e sulle nostre domande
che sanno di sale



                               ©Liolucy



31 dicembre 2025

Oggi è Già Domani

  

attraverso il vetro opaco della finestra
vedo le nuvole ridere con la neve
e ritorno con la mente 
a quei giorni nascosti

sento le nostre solitudini
che si fondono a distanza
vibrano tre o quattro nostalgie
e le appendo al cielo

non ti cercavo non ti attendevo ma
all'improvviso ti ritrovo
sulla pelle del mio passato
nel fragore dei ricordi

ora sei nuovamente qui 
ancorato alla mia vita e ai miei sogni
'come sempre' (amore mio)
'come sempre' (mi scrivevi)

due pettirossi sulla soglia
annunciano una felicità quieta
il silenzio in un barattolo

oggi è già domani
 


(a M)


                                        ©Liolucy


15 dicembre 2025

Il Sogno Morto

 
questo mondo pieno di superbia
famelico, bugiardo, insanguinato,
che ha marchiato con l'odio gli uomini,
è un crimine.
ogni sforzo per impedire 
questo crimine
è un sogno morto.


©Liolucy

13 dicembre 2025

Cloud

 

una brezza dolcissima

accarezzerà l'oblio

ed il tempo

rinascerà imperfetto



©Liolucy


19 giugno 2025

Claudio


resterà 
la sua voce
per riavvolgere 
il nastro 
del tempo
già scritto

resterà
sogno calmo
letteratura
amarezza liquida
piccolo universo
abisso mutante

resterà
ombra
raffinatezza 
lacrima 
dentro
un tormento

e cadrà
in un addio 
senza fine
senza addio




©Liolucy

5 febbraio 2025

Deframmentazione

 

Nella stagnazione di questi giorni d'inverno

La sospensione dei pensieri mi è necessaria

Intervallo fra me e la mia non presenza



                                                                         ©Liolucy

22 gennaio 2025

Zia

 
sempre cara mi sarai.
eri dolcissima ed eri un allegro rifugio quando da bambina ti venivo a trovare, e passavo pomeriggi fra i giocattoli e i tuoi marmocchi e fra quei libri messi in bella fila che mi hanno donato la passione per la lettura.
il tuo sorriso, la tua ilarità, le tue braccia morbide che accoglievano la piccola che sono stata; le tue coccole e le tue merende _ quei piccoli panini dolci con la mortadella _  come dimenticare?
con lo scorrere del tempo, gli eventi  ti hanno messa a dura prova ma, hai sempre affrontato le difficoltà con dignità e coraggio. poi, i tuoi teneri sorrisi sono avvizziti insieme alla memoria, come fiori senz'acqua. 
non c'è sgomento di fronte al destino che raggiungeremo tutti, ma c'è quel vuoto che bussa allo stomaco, c'è quella lacrima che ributto indietro per darmi un tono, c'è quella bruna foschia più ampia della vita.   
quella vita tua che era Amore, il tuo pane. 



L

16 gennaio 2025

Secret

 
Le nostre solitudini si cercano 
nel ristagno di ombre indolenti
La bellezza del cielo caduto 
su di noi è Amore
sì 
Carezza di mille silenzi
oltre le parole
Velluto notturno
Decoro dell'anima
Firmamento d'assenza



                                          ©Liolucy

3 dicembre 2024

Nota a Margine

 

Il lutto notturno dove si rifugiano le stelle

è la cornice della mia attesa

Nessun rimpianto e mille ricordi 

[caroselli]

nel giardino della mia anima

Immagine riflessa

eco segreta senza tregua



                                                     ©Liolucy


19 novembre 2024

Argomento

 
vado a zonzo nella mia notte e
le nuvole bianche dei miei pensieri
confondono il vento dei ricordi

è sbocciato l'orizzonte che attende
l'azzurro slavato di un'ombra
perduta fra i miei passi

avvicinarmi a qualche terra
a qualche luogo o a qualcosa
che importanza ha?


 
                                                  ©Liolucy

18 ottobre 2024

In Qualche Luogo


Di sobbalzo lascio a metà lo scritto
il pensiero è caduto 
d'un tratto luci alla rinfusa
Abbandonarsi alla vita
sciogliere gli ormeggi del giudizio
obliare il proprio sé
Sfrangiando le ossa del tempo
danzando come rondine ubriaca
di un silenzio nido tra le stelle
Con una spazzola d'argento
ho scrollato il peso sacro 
della notte
Mordo un'albicocca




                                                    ©Liolucy

17 settembre 2024

C'é


C'è un culto dell'immortalità che si è radicato nella società moderna
mano a mano che il benessere e le ricerche scientifiche hanno illuso
le persone di poter sconfiggere le malattie, di rallentare il tempo 
e negare la natura delle cose.
C'è un culto che sembra essere la negazione dell'uomo in quanto parte
della Natura, con la supponenza di possedere un potere che supera
le leggi della Natura stessa.
C'è un culto che violenta continuamente l'ordine delle cose per come
sono sempre esistite.
C'è un culto che rivela un disagio profondo dell'uomo, è un'ipocondria
che soffoca l'essere, è la ricerca spasmodica di una bellezza estetica effimera,
è una fuga dall'essenza delle cose,
che si trasforma in isterie e allucinazioni condivise
dai suoi adpeti.




                                                                                 ©Liolucy

15 settembre 2024

Astuzie




   fra le dita dell'infinito
   l'attimo
   inganna il tempo


                                 ©Liolucy

28 agosto 2024

Reprise

 


La vita è una farsa,
il mio pallido amore 
vaga su foglie morte

E più tardi,
non può esserci che
la fine del mondo



                      ©Liolucy


30 luglio 2024

Rimembranze Estive - capitolo 3 - Quella volta che...

 



Eh sì, mi piaceva un mondo il tennis ed ero sempre alla ricerca di giocatori o giocatrici con cui condividere la mia stessa passione. Di ragazze della mia età che giocassero in modo decente non ce ne erano nella mia zona, e così molto spesso mi ritrovavo a sfidare i maschietti, che si divertivano con me perché li facevo sudare, li facevo correre con i miei tiri tesi ed incrociati e anche con il mio rovescio micidiale che li lasciava allibiti. Il rovescio era il mio colpo migliore, però difettavo nel servizio che non era un granché. 

A quei tempi - parliamo dei miei diciasette anni - mi ero aggregata ad un piccolo gruppetto di appassionati che frequentavano i campi (tra cui anche il sindaco del paese con cui parlavo spesso anche di politica) e ci organizzavamo per disputare dei doppi o piccoli tornei amatoriali. Nacquero amicizie spensierate e allegre che durarono solo il tempo di una stagione. Legai in modo particolare con una coppia che aveva anche una figlia, una bambina di circa sei anni, bellissima. Erano persone molto gradevoli nei modi di fare e nello stare insieme agli altri, socievoli. Il marito, che ora chiamerò Ivo (un nome inventato, preferisco non scrivere quello vero) era un uomo di circa 30 anni, esempio di bellezza mediterranea di cui lui era consapevole, gestiva con successo alcuni negozi di calzature. La moglie, sua coetanea e che chiamerò Yvette, si occupava del lato burocratico della loro impresa. Yvette era una bella donna, capelli lunghi mossi, occhi scuri, era davvero fascinosa ma non se ne vantava. Caratterialmente era dolce, una meraviglia, ci andavo molto d'accordo e la ricordo con tenerezza. Ivette però si era scelta un marito che faceva il piacione perché evidentemente si riteneva un uomo belloccio. Al di là del giudizio prettamente estetico però io non ci vedevo nulla di affascinante in lui, anche perché era molto vanitoso, si pavoneggiava e molte volte faceva ingelosire sua moglie di proposito. Non erano punti a suo favore ai miei occhi. Primo, perché i miei occhi non si fermavano - e ancora tutt'oggi non si fermano - solo all'aspetto esteriore di una persona. E secondo, perché ci tenevo molto al benessere della mia amica Yvette.

Una volta andai a casa loro di prima mattina come avevamo stabilito, perché dovevamo recarci tutti insieme fuori provincia per partecipare ad un torneo al quale ci eravamo iscritti. Quella mattina Ivo e Yvette cominciarono a litigare e anche se io mi facevo sempre i fatti miei, capii che lei lo accusava di fare il galletto con altre donne e che faceva lo stronzetto con lei. Alla fine si riappacificarono perché Ivo sapeva come prendere Yvette e come farsi perdonare delle sue mascalzonate. Yvette, da quella mattina cominciò a confidarsi con me ed io la ascoltavo interessata  e curiosa. La nostra amicizia diventò sempre più stretta e affettuosa, con mio sommo piacere. 

Intanto tutto procedeva per il meglio nel nostro gruppetto di appassionati, ci divertivamo tutti insieme, uscivamo nei sabati sera, e una volta partecipammo anche ad una festa privata in maschera che si svolse in un antico palazzo barocco. In quell'occasione io mi vestii da uomo. Un bel paio di baffi,  i capelli lunghi raccolti  e nascosti sotto un cappello a tesa larga, calzoni alla zuava, camicia, gilet, fucile e in cintura un porta cartucce; insomma mi ero travestita da brigante. Ma non partecipai più di quel tanto ai festeggiamenti, smangiucchiai qualcosa al buffet, origliai qualche discorso (noioso) e subito dopo sgaiattolai fuori dal salone. Sola soletta andai ad esplorare le stanze del palazzo, con le stelline negli occhi e il cuore palpitante alla vista di cotanta beltà. Dipinti, stucchi, tendaggi, pareti, pavimenti, scalinate, tutto era meraviglioso. Persi la cognizione del tempo e mi incantai ad ammirare quelle stanze sontuose, sembravano non finire mai.  Mi risvegliai dal sogno ad occhi aperti solo quando cominciarono a scoppiare i fuochi d'artificio che fecero da cornice finale alla bellezza del posto, tra alberi secolari e giardini da favola. Serata indimenticabile.

Poi successe un fatto abbastanza increscioso che mi costrinse ad allontanarmi dall'allegra brigata. Il fatto è questo:

Ivo e Yvette mi invitarono ad andare nel loro negozio per scegliere delle scarpe che intendevano regalarmi per dimostrare la loro amicizia e la simpatia che nutrivano per me; io ero la piccola del gruppo e mi coccolavano. "Vieni quando vuoi.  Se non ci sono io perché magari sono impegnata con la bambina, troverai sempre Ivo che ti saprà consigliare" mi disse con entusiasmo la mia amica Yvette.   Detto fatto.   Una sera, sul far del tramonto, mi recai in negozio e il caso volle che fosse presente solo Ivo. Mi mostrò qualche modello sportivo, mi parlò anche di altre cose e mentre chiacchierava a ruota libera, repentinamente e con mossa da giaguaro spense le luci dal quadro generale e mi baciò sulla bocca stringendomi a sé. Nell'attimo rimasi  sbalordita, poi mi divincolai e istintivamente mollai un ceffone a Ivo con tutte le mie forze e gli dissi solamente "ma come ti permetti?". Lui mi guardò un po' sorpreso, riaccese le luci mostrando un sorriso sbilenco e imbarazzato mentre io  mi  precipitai fuori dal negozio con molta rabbia addosso. 

Dopo quell'episodio chiusi i legami con il gruppo e smisi di frequentare quei campi da tennis, né tantomeno mi azzardai a raccontare qualcosa a Yvette, non volevo procurarle ulteriori dissapori col marito, e devo dire che mi dispiaceva che si fosse innamorata di un uomo che non la rispettava. Non rispettava lei e neppure la bambina. Era uno stronzo. Ma l'amicizia con Yvette non finì, ci vedemmo ancora e durante i nostri incontri mi confidò  delle sue sofferenze con il compagno. Poi i nostri appuntamenti si diradarono sempre di più fino ad annullarsi. In quel frattempo lei e il marito  caddero in crisi profonda. Dopo circa un anno venni a sapere da terzi che Yvette si era lasciata con Ivo e che si era trasferita in una casa più piccola insieme alla bambina, con tutte le difficoltà del caso. Un destino già scritto, la loro separazione non mi stupì e pensai che in fondo il loro distacco non fosse altro che una liberazione per Yvette. Le telefonai, lei mi diede il suo indirizzo invitandomi ad andarla a trovare quando si sarebbe sistemata per benino, ma per quel momento era molto affranta. Non la risentii mai più, la vita e la scuola mi trascinarono verso altri lidi e altre nuove conoscenze.        Dolcissima Yvette, sono sicura che tu abbia trovato un compagno degno della tua bellezza interiore e della tua avvenenza, e sappi che mi sei rimasta nel cuore. Sei stata una piccola gemma che ha illuminato la mia adolescenza.

Per quanto mi riguarda, fu la primissima volta che diedi uno schiaffo ad un uomo (ci fu anche un'altra occasione) e la cosa non mi piacque per nulla, perché ho sempre tenuto in gran conto l'altra metà del cielo ed ho sempre pensato che il volto di un ragazzo o di un uomo vada accarezzato da una donna. Ma se ero arrivata al punto di schiaffeggiare Ivo significava  che quella metà di cielo che lui rappresentava aveva mostrato le sue miserie.  Devo anche aggiungere che da allora capii che con certi uomini non potevo pretendere un'amicizia semplice e sincera, era praticamente impossibile, era come pretendere la Luna in un bicchiere.   Qualche tempo dopo capii anche che ero un pochino addormentata, nel senso specifico che fino ad allora non avevo compreso che alcuni uomini mi guardavano in una certa maniera.

Quando ricominciai a giocare a tennis lo feci solo con i miei coetanei o con amici di poco più grandi di me, o con il mio maestro di tennis. Oppure, in mancanza di queste occasioni e nei casi di bisogno impellente, giocavo in solitaria facendo rimbalzare la pallina contro un muro e ripercorrendo con la mente le imprese passate di Adriano Panatta o gli incredibli match di Bjorn Borg. 


-Lu