Il suo volto si rifugiò nel cerchio della notte, come faceva ormai da tempo,
per ascoltare l'eco sguaiata dei suoi pensieri e delle sue gracili follie.
Non aveva nulla da dire su quello che poteva capitare nella vita; la vita
era solo un cielo immenso di sgargianti possibilità abitato da demoni straccioni.
Mentre si trovava lì, nel rifugio notturno eletto a dimora necessaria, il suo sguardo
venne attratto come una calamita dai viali della memoria, così tanto consunti
e trasparenti da sembrare grigie linee d'ombra flebili e tremanti.
Nel medesimo istante in cui apparve improvvisamente un arcobaleno perduto,
baratri di vento scompigliarono la sua mente. E si perse oltre le pagine del tempo.
Nella vorticosa ricerca di un senso si addormentò e sognò del suo sangue_
linfa d'infinito, mistero liquido_ per risorgere dalle ceneri dei suoi tormenti.
Danzò con le stelle tra futili speranze e inutili rimproveri, fardelli di nuvole.
La sua notte divenne rovente, come il pianto sconosciuto di un falò su un'isola
deserta. Fervida e atroce amante delle sue mille solitudini, mai quieta;
la sua notte, compagna sbandata e bandiera del suo sopravvivere, nebbia di pece
che accompagnava il delirio e perforava l'anima.
Non un suono si udì nel torpore senza scampo, non un profumo o un cenno
di ristoro. Poco importava e nulla cambiava. In fondo, la sua vita era solo
un'imprecisione. Una perfetta imprecisione.
©Liolucy
